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PRONTO, GIOVANNI?

Svetoslav Peytchev

web

No, non mi chiamo Giovanni. Mi chiamo Sergio. Come un qualunque cittadino medio, vivo in un modesto appartamento condominiale con mia moglie, mio figlio, un cane e un gatto.

La mia vita scorreva tranquilla e di un grigio simile a quello dei palazzoni intorno al nostro, finché un giorno nel supermercato del quartiere arrivò una nuova commessa. Appena la vidi persi la parola. Poi è saltato fuori che anche lei era sposata, ma dopo qualche settimana di indecisioni abbiamo buttato via tutti i nostri rimorsi e ci siamo immersi nella lussuria. Fin dall’inizio ci eravamo accordati che la nostra sarebbe stata una storia di puro sesso; non si parlava nemmeno lontanamente di divorzi. Ci siamo scambiati i numeri di telefono e ci siamo promessi di essere estremamente attenti. Io le ho dato il numero dell’ufficio, perché mia moglie è terribilmente gelosa e poteva venirle qualche sospetto nel sentire una voce femminile...

Di solito le nostre conversazioni per metterci d’accordo sull’appuntamento avvenivano o in negozio o al telefono. Ci si incontrava due tre volte alla settimana, non appena ci si presentava un’occasione ghiotta. Una volta, telefonando a casa sua, ad improvviso sentì la voce di suo marito:

“Pronto.”

Lui avrebbe dovuto essere al lavoro a quell’ora e per me la sua voce fu una gran sorpresa.

“Pronto, Giovanni?... sei tu?” ho simulato io, cercando di salvare la situazione.

“Ha sbagliato numero” disse, e posò il ricevitore.

In seguito raccontai l’accaduto alla mia commessa. Lei rise e si raccomandò attenzione. Da allora la frase “Pronto, Giovanni?” per noi diventò una sorta di segnale in codice; se al telefono capitava suo marito io attaccavo con “Pronto, Giovanni...” e lui ogni volta spiegava che avevo sbagliato numero e che lì non c’era nessuno con quel nome. Sua moglie capiva al volo che ero io a cercarla e mi richiamava non appena le era possibile. Lui non sospettava nulla mentre io sorridevo fra me e me al pensiero della sua ingenuità.

Un sabato pensavo di andare a pesca con i miei amici, ma siccome il tempo si rovinò decidemmo di lasciar perdere. Stavo giusto pensando cosa fare, quando il telefono di casa mia squillò. Mia moglie, che era nella stanza accanto, si lanciò a rispondere, ma io avevo già alzato la cornetta. Lei si bloccò di botto, come inchiodata.

“Pronto” dissi.

Dall’altra parte qualcuno rimase per un istante senza respirare. Dopo pochi secondi nella cornetta suonò la voce da baritono di un uomo:

“Pronto, c’è Giovanni?...”

 

 

© Svetoslav Peytchev
© Traduzione dal Bulgaro di Vesselina Nikolova
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© E-magazine LiterNet, 14.02.2005, № 2 (63)